Il microbiota cambia con l’età: cosa ci insegnano gli ultracentenari

Si tende spesso ad immaginare il microbiota come un ecosistema relativamente stabile durante tutta la vita adulta, non solo nelle prime fasi della vita fino alla maggiore età. Il microbiota è un sistema molto dinamico che si modifica continuamente in risposta all'alimentazione, allo stile di vita, ai farmaci, alle infezioni e allo stato di salute dell'organismo.

Anche l'invecchiamento rappresenta uno dei principali fattori che ne influenzano la composizione e le funzioni.

Con il passare degli anni non invecchiano soltanto gli organi e i tessuti: cambia anche il modo in cui il microbiota dialoga con il nostro organismo.

 

Cosa succede al microbiota durante l'invecchiamento?

L'invecchiamento non determina un cambiamento improvviso del microbiota, ma un processo graduale che coinvolge contemporaneamente l'organismo e l'ecosistema intestinale.

Con l'età tendono infatti a modificarsi numerosi fattori che influenzano direttamente i microrganismi intestinali: rallenta la motilità del tratto gastrointestinale, cambia la produzione di saliva e succhi gastrici, la dieta diventa spesso meno varia, aumenta l'assunzione di farmaci e il sistema immunitario perde progressivamente efficienza. Tutti questi elementi contribuiscono a rimodellare il microbiota nel corso degli anni.

Dal punto di vista biologico, numerosi studi hanno osservato una riduzione della biodiversità microbica, una diminuzione di alcuni batteri produttori di acidi grassi a corta catena, alterazioni della barriera intestinale e cambiamenti nella produzione dei metaboliti batterici.

Parallelamente si sviluppano due fenomeni strettamente collegati: l'immunosenescenza, cioè il progressivo declino dell'efficienza del sistema immunitario, e l'inflammaging, uno stato di infiammazione cronica lieve ma persistente considerato uno dei principali fattori coinvolti nello sviluppo delle patologie legate all'età.

Questi fenomeni non sono indipendenti. Il microbiota influenza il sistema immunitario attraverso i propri metaboliti, mentre il sistema immunitario contribuisce a modellare il microbiota stesso, dando origine a un dialogo continuo che accompagna tutto il processo di invecchiamento.

 

Non conta solo l'età, ma come si invecchia

Negli ultimi anni è emerso che le alterazioni del microbiota non riflettono soltanto l'età anagrafica, ma anche e soprattutto lo stato di salute dell'individuo.

Persone della stessa età possono infatti possedere ecosistemi intestinali molto diversi.

Negli anziani che mantengono una buona autonomia, seguono una dieta varia e conducono uno stile di vita attivo, il microbiota conserva spesso una maggiore biodiversità e una migliore capacità di produrre metaboliti coinvolti nel mantenimento della barriera intestinale e nella regolazione del sistema immunitario.

Al contrario, negli anziani fragili si osservano più frequentemente una perdita di biodiversità, una riduzione dei batteri produttori di butirrato e un aumento di specie opportuniste, modificazioni associate a una maggiore infiammazione sistemica e a un peggior stato generale di salute.

Oggi molti ricercatori ritengono quindi che il microbiota rappresenti un indicatore della qualità dell'invecchiamento più che dell'età cronologica.

 

Gli ultracentenari: un modello di invecchiamento di successo

Gli ultracentenari hanno contribuito a cambiare il modo di interpretare il microbiota.

Le prime ricerche cercavano di individuare quali batteri fossero presenti nelle persone più longeve. Oggi appare invece evidente che non esiste un unico "microbiota della longevità".

Studi condotti su ultracentenari sardi hanno mostrato che, durante l'invecchiamento estremo, alcune specie tipiche dell'età adulta diminuiscono progressivamente, mentre aumentano gruppi batterici normalmente meno abbondanti. Questa riorganizzazione dell'ecosistema intestinale non sembra rappresentare semplicemente un segno di deterioramento, ma potrebbe riflettere un adattamento biologico che accompagna l'organismo nelle fasi più avanzate della vita.

Ogni ultracentenario possiede infatti una comunità microbica diversa, spesso molto differente da quella di altri coetanei. Ciò che accomuna molti di loro non è tanto la presenza delle stesse specie batteriche, quanto la capacità del microbiota di mantenere funzioni metaboliche efficienti.

In particolare, diversi studi hanno osservato una buona capacità di produrre metaboliti coinvolti nella regolazione del sistema immunitario, dell'infiammazione e del metabolismo energetico, oltre a un aumento di alcuni acidi biliari secondari, molecole che potrebbero contribuire alla protezione nei confronti di alcuni microrganismi patogeni.

Queste osservazioni suggeriscono che il microbiota degli ultracentenari conservi una notevole capacità di adattamento e una comunicazione ancora efficace con l'organismo.

La longevità sembra quindi essere il risultato di decenni di adattamento reciproco tra organismo e microbiota, piuttosto che della presenza di specifiche specie batteriche.

 

Un nuovo modo di osservare il microbiota

Per molti anni la ricerca si è concentrata soprattutto sull'identificazione delle specie batteriche presenti nell'intestino. Oggi appare sempre più evidente che non è solo la composizione del microbiota a determinare un invecchiamento in salute o in malattia.

L'attenzione si sta quindi spostando piuttosto verso ciò che il microbiota è realmente in grado di fare: quali metaboliti produce, come comunica con il sistema immunitario, come contribuisce al metabolismo dell'organismo e quanto riesce ad adattarsi ai cambiamenti che accompagnano l'invecchiamento.

Gli ultracentenari sembrano confermare proprio questa nuova visione. Più che conservare il microbiota dell'età adulta, sembrano aver mantenuto un ecosistema ancora capace di adattarsi, produrre metaboliti utili e dialogare efficacemente con l'organismo.

La longevità potrebbe quindi non dipendere dall'avere i "batteri giusti", ma dal conservare un microbiota funzionalmente resiliente, capace di accompagnare l'organismo durante tutto il processo di invecchiamento.